Plastic Bank, quando la plastica da rifiuto diventa ricchezza

L’idea è semplice: ricompensare le persone che raccolgono i rifiuti di plastica lungo le coste più a rischio ed evitare così che entrino negli oceani. È quello che dal 2013 David Katz e Shaun Frankson, fondatori della Banca, cercano di fare in diversi paesi del mondo come Egitto, Filippine, Indonesia e Brasile creando veri e propri ecosistemi di riciclaggio nelle comunità locali con il doppio intento di evitare che la plastica gettata finisca negli oceani e di dare una possibilità in più alle persone che vivono in questi paesi in via di sviluppo.

L’azienda offre ai collectors, le persone impegnate nella raccolta della plastica, bonus immediati e programmi sociali progettati per fornire beni di prima necessità familiari come generi alimentari, carburante per cucinare, tasse scolastiche, assicurazione sanitaria, connettività digitale e altri benefit.

Un vero esempio di impresa sociale circolare e un’azione utile per fare in modo non continui ad aumentare l’estensione della massa di plastica che galleggia negli oceani, stimato in 16 milioni di metri quadri, pari all’estensione dell’intera Cina e Australia messe assieme.

Un progetto che da qualche giorno gode anche del supporto di CooperVision Italia, una delle principali aziende produttrici di lenti a contatto, che ha presentato ufficialmente il progetto Plastic Neutral avviato insieme alla casa madre californiana, CooperCompanies, acquistando crediti da Plastic Bank. Un credito rappresenta la raccolta e la conversione di un chilogrammo di plastica che può raggiungere o essere destinato ai corsi d’acqua. CooperVision acquista crediti pari al peso della plastica delle lenti a contatto giornaliere ordinate perché al momento non esiste ancora la tecnologia in grado di sostituire la plastica nel processo produttivo delle lenti a contatto, quindi si tratta di una saggia operazione di compensazione con alti impatti positivi a livello sociale nelle comunità coinvolte da Plastic Bank.